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Con la chiesa di San Cataldo, ubicata in Piazza Bellini ed edificata tra il 1154 e il 1160, sotto il dominio di Guglielmo I, grazie al volere dell’Ammiraglio Majone di Bari, Palermo diventa una delle più importanti città simbolo dell’espressione della cultura arabo-fatimita nel bacino del Mediterraneo.

Realizzata in pietra arenaria, ha la caratteristica pianta rettangolare, a tre navate, con arcate cieche entro cui s’innalzano i grandi finestroni che danno luce all’interno.

Mentre le navate laterali sono caratterizzate da volte a crociera ogivale, quella principale – di grandezza doppia rispetto alle due laterali – ospita le volte e gli archi che sorreggono le cupole.

Ciò che più colpisce di questo tempietto cristiano, oltre all’elegante parapetto di squisita fattura araba che circonda la copertura dell’edificio, è soprattutto la presenza delle tre piccole cupole rosse.

Grazie a San Cataldo Palermo al tramonto si tinge di rosso e rischiara l’ambiente circostante.

Le pareti interne non sono decorate: lasciate con i mattoni in evidenza, in pieno stile rustico e spartano, sono vivacizzate esclusivamente dalla presenza di capitelli e colonnati che separano le tre navate e che, probabilmente, risalgono a un periodo precedente all’edificazione della chiesa e pertanto prelevati da altri luoghi di culto.

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particolare dell’interno della chiesa di San Cataldo

Degno di nota è il pavimento: realizzato interamente in marmo, con la presenza di numerosi mosaici, è l’emblema del connubio dell’arte decorativa araba con elementi cristiani.

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particolare del pavimento della chiesa

Significativo anche l’altare: realizzato in marmo bianco, è arricchito da quattro simboli scolpiti.

Oltre alla Santa Croce, infatti, troviamo un uomo, un leone, un vitello e un’aquila, simboli che, secondo l’iconografia religiosa cristiana, incarnerebbero i quattro evangelisti e, rispettivamente, Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Nel corso dei secoli, non pochi cambi di proprietà e destinazioni d’uso hanno interessato la chiesa di San Cataldo.

Palermo – nella persona di Guglielmo II – decise di donarla ai frati Benedettini di Monreale che, di fatto, ne hanno detenuto la proprietà fino al 1787.

Circa un’ottantina d’anni dopo, la chiesa di San Cataldo di Palermo, vive il periodo più bizzarro della propria storia: non più edificio di culto e luogo sacro, bensì ufficio delle Poste e adibita a deposito per la corrispondenza.

Durante tutto il periodo in cui ha esplicato la funzione di ufficio Postale, la chiesa ha rischiato di veder rovinati per sempre i suoi interni e suoi arredi.

Per evitare danni irreparabili, furono applicate travi e assi di legno per proteggere i mosaici, mentre le cupole protette da una spessa coltre di tegole e mattoni.

Nonostante gli accorgimenti, sul finire dell’Ottocento, un’opera di restauro si è resa necessaria: commissionati i lavori a Giuseppe Patricolo – architetto palermitano e maggior artefice nella scoperta dei tesori architettonici nascosti siciliani – essi hanno condotto a una radicale trasformazione della chiesa, liberandola da tutte le costruzioni annesse e dagli elementi superflui.

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L’altare della chiesa di San Cataldo

In realtà per San Cataldo ha in serbo un’altra destinazione d’uso: non più luogo sacro, la chiesa è, oggi, la sede dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Orari di visita: dalle 9,00 alle 12,30 dalle 15,00 alle 18,00Info: (+39) 091 6118168

Prezzi: Biglietto singolo intero: € 2,50, Biglietto singolo ridotto: € 1,50

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